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LOVERE:

Lovere
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« ...Lovere, perché sebbene ora spetti al bergamasco, fu però lungamente congiunto alla Val Camonica ai tempi antichi, come al presente è alla medesima unito in spirituale sotto il Vescovo di Brescia e forma l'angolo sinistro del lago Sebino, dove comincia la giurisdizione della Valle. »

(Gregorio Brunelli, «Curiosi trattenimenti contenenti ragguagli sacri e profani dei popoli camuni», 1698[3])

Lóvere (Lóer in dialetto bergamasco[4], Lùer in dialetto camuno[5]) è un comune italiano di 5.428 abitanti[6] della Valle Camonica situato nella provincia di Bergamo in Lombardia.
Indice
[
Geografia fisica
Territorio

Situato sulla sponda occidentale del Lago d'Iseo, dista circa 43 chilometri dal capoluogo orobico.
Storia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia della Valle Camonica.

La storia di Lovere è ricchissima di avvenimenti, vista la sua posizione strategica che lo colloca tra l'alto Sebino e l’imbocco della val Cavallina per i collegamenti via terra, ed all’estremità nord del lago d’Iseo per i trasporti via acqua.

I primi insediamenti accertati risalgono ad un periodo compreso tra il V ed il III secolo a.C., come testimoniato dalla presenza di un nucleo abitativo di origine celtica posto in una posizione strategica, tutt’ora chiamato Castelliere.

I secoli successivi videro l’arrivo della dominazione romana, che costruirono’ un’importante via di comunicazione, denominata poi strada di San Maurizio, e la costruzione di un consistente centro abitato sull rive del lago. A tal riguardo numerosi sono i reperti rinvenuti, tra cui numerose sepolture con relative lapidi, risalenti ad un periodo compreso tra il primo ed il quarto secolo. Inoltre sul territorio venne scoperto un ingente quantitativo di monete e gioielli che, denominato il tesoretto di Lovere, è ora custodito presso il museo archeologico di Milano.

In seguito al termine dell’impero romano il territorio fu soggetto alle orde barbariche, terminate con l’insediamento dei Longobardi. A questi subentrarono i Franchi che, istituendo il Sacro Romano Impero, diedero il via al feudalesimo ed all’età medievale.

Inizialmente il territorio venne dato in gestione ai monaci di Tours (Abbazia di Marmoutier, Testo in latino disponibile su wikisource), i quali lo permutarono a favore del vescovo di Bergamo, al quale poi subentrò la famiglia Celeri. Erano gli anni in cui infuriavano le lotte di fazione tra guelfi e ghibellini, ed anche Lovere si trovò al centro di numerosi scontri: a tal riguardo il paese si dotò di parecchie fortificazioni, tra cui torri e cinte murarie, in posizione dominante rispetto al lago. Restano ancora di quell'epoca, le case torri, come Torre Soca, Torre degli Alghisi e la Torricella rotonda dell'antica cinta muraria.

Nel 1263 moriva qui Cavalcano Sala, vescovo di Brescia, cacciato da Ezzelino da Romano.[7]
Il territorio di Lovere

Gli scontri si protrassero fino alla prima metà del XV secolo, quando il territorio passò nella Repubblica di Venezia, che demolì numerose fortificazioni e che accolse il desiderio di parte della popolazione di porla sotto Bergamo (1441).[8] Dalla città di Bergamo giungeva ogni anno un podestà ad amministrare giustizia.[3]

La Serenissima varò numerose leggi volte a risollevare la situazione sociale ed economica, facendo rivivere il centro abitato e migliorando le condizioni di vita degli abitanti. Il dominio della città lagunare durò fino al 1797, quando vi subentrò la Repubblica Cisalpina. Nel 1815 passò al Regno Lombardo-Veneto, Provincia di Bergamo, distretto XVI di Lovere, a cui viene accorpato il 10 marzo 1836 Rogno[9].

Già in quel periodo cominciarono a svilupparsi numerose attività industriali in ambito siderurgico, che portarono benessere e sviluppo di tutta la zona fino al XX secolo, quando il paese ha cominciato a puntare decisamente anche sull’industria turistica, al fine di valorizzare le ricchezze paesaggistiche e culturali di cui è ricco.
Monumenti e luoghi d'interesse
Ara di Lovere (Museo civico archeologico di Bergamo
Architetture religiose [modifica]
Chiesa di S Martino, la più antica del paese

Basilica di S. Maria in Valvendra. Situato in località Val Vendra, dove scorre l’omonimo torrente, venne edificata nella seconda metà del XV secolo. Inizialmente presentava uno stile gotico, che con le successive ristrutturazioni dei secoli seguenti è stato modificato in un genere rinascimentale. La struttura prevede tre navate, con la principale sormontata da una volte a botte e divisa dalle altre due laterali con una serie di colonne. All'interno si possono ammirare le celebri ante d'organo con l'Annunciazione dipinta da Floriano Ferramola e Santi Faustino e Giovita a cavallo di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, già nella cattedrale di Brescia, opere di Gian Paolo Cavagna, Domenico Carpinoni e la pala d'altare con l'Assunzione di Tommaso Bona, sculture in legno e in marmo della bottega dei Fantoni.

Chiesa di S. Giorgio. La chiesa di San Giorgio , documentata già nel 1263, è uno degli edifici religiosi più antichi della zona. Tuttavia della struttura è rimasto ben poco, viste le numerose modifiche apportate nel corso dei secoli. La principale di queste risale alla seconda metà del XV secolo, quando la chiesa venne rialzata ed ampliata, andando ad inglobare nella propria struttura la casa-torre denominata Torre Soca, risalente al XIII secolo e di proprietà della famiglia Celeri. Una successiva ristrutturazione ha portato a tre il numero delle navate, demolendo però il campanile . All’interno si possono ammirare opere di grande spessore artistico: il Mosè che fa scaturire l’acqua dalla rupe di Jan de Herdt, l’Ultima cena di Gian Paolo Cavagna e la Trinità con la vergine e S. Giorgio di Antonio Gandino.

Monastero di Santa Chiara. Edificato nella prima parte del XVI secolo ed ampliato più volte, ospita ancor oggi le monache clarisse. Soppresso in età napoleonica e ripristinato al termine del XIX secolo, custodisce numerose opere pittoriche. La Fondazione Oprandi si sta impegnando nei lavori di restauro dell'antico edificio, restituendone l'arredo pittorico e gli stucchi. Il complesso monastico presenta al proprio interno la chiesetta di Santa Chiara, piccolo edificio di culto molto caratteristico.

Oratorio di San Martino. Di origine antichissima, risalirebbe addirittura al IX secolo, epoca in cui i territori erano posti sotto la giurisdizione dei monaci di Tours. Con il passare del tempo venne sempre meno utilizzato, date le sue ridotte dimensioni, fino ad arrivare al suo abbandono, avvenuto nel XVII secolo. Soltanto un recente restauro ha permesso di recuperare parte del patrimonio artistico in esso custodito, tra cui numerosi affreschi nell’abside.

Santuario delle Sante B. Capitanio e V. Gerosa. Edificato nel terzo decennio del XX secolo e dedicato alle religiose Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa che fondarono nel 1832 la congregazione delle Suore di Maria Bambina, presenta una struttura in stile neogotico. All'interno si possono ammirare affreschi e mosaici eseguiti da Pasquale Arzuffi raffiguranti le due sante, delle quali sono conservate le spoglie. Di grande interesse il piccolo museo, che racconta la storia e la società loverese nella quale si inserisce l'attività delle due sante.

Santuario di San Giovanni. Posto in una zona suggestiva, sul culmine del monte Cala, offre un'ottima visuale su gran parte del lago e le zone circostanti. Edificato nel XV secolo ed inizialmente intitolato a San Zenone, è tuttora meta di pellegrinaggio per numerosi abitanti di Lovere.

Architetture civili

Accademia Tadini

Accademia Tadini. Ospitata in un edificio neoclassico, situato nei pressi di piazza Garibaldi, è tra i musei più antichi della Lombardia, essendo stato fondato ufficialmente nel 1829. Il nucleo è rappresentato da un gruppo di opere di Antonio Canova, tra le quali il bozzetto per la Religione e la Stele Tadini, ultima opera del grande scultore. La pinacoteca comprende dipinti di artisti lombardi e veneti tra i quali Jacopo Bellini, Francesco Benaglio, Paris Bordon, Giacomo Ceruti detto Il Pitocchetto, di Giandomenico Tiepolo e Francesco Hayez. Vi sono contenute anche una preziosa collezione di porcellane provenienti dalle manifatture di Sèvres, Meissen, Höchst e Capodimonte. L'Accademia comprende anche scuole di musica e di disegno ancora attive, importante punto di riferimento per il territorio.

Municipio

Palazzo Bazzini. Edificato nel 1616 dal condottiero Adorno Bazzini di fronte alla basilica di S. Maria in Valvendra, presenta una struttura ad U, ornata da pilastri ed archi ed arricchita da un giardino al termine del quale si trova una piccola torre. Attualmente è in fase di ristrutturazione, e non sono permesse le visite.
Piazza Vittorio Emanuele II. Da sempre considerata il cuore pulsante del borgo, originariamente era chiamata piazza degli uffizi, a causa della presenza della sede di gran parte delle istituzioni. Tra i palazzi che la circondano merita menzione il palazzo podestarile, antica sede del podestà, e la torre civica, che porta ancora i segni della dominazione veneta. Attiguo ad essa si trova la torre Alghisi, risalente anch’essa al periodo medievale ed appartenuta ad un’importante famiglia loverese

Architetture militari

Il Castelliere. Questa costruzione è forse la più antica presente sul territorio loverese e può essere databile tra il quinto ed il terzo secolo a.C. Situato in posizione panoramica e strategica, fu utilizzato già ai tempi dei Galli, ed ancor’oggi possiede resti di muratura e forti difensivi risalenti alla loro colonizzazione, ma anche alle epoche successive.

Società
Evoluzione demografica

Abitanti censiti
Religione

Sebbene in provincia di Bergamo, la parrocchia di Lovere fa riferimento alla diocesi di Brescia.
Tradizioni e folclore

Gli scütüm sono nel dialetto bergamasco dei soprannomi o nomiglioli, a volte personali, altre indicanti tratti caratteristici di una comunità. Quello che contraddistingue gli abitanti di Lovere è Pulintìne.
Cultura
Eventi

CortoLovere (Oscarino)

Strigarium
Personalità legate a Lovere

Santa Vincenza Gerosa, religiosa, santa
Santa Bartolomea Capitanio, religiosa, santa
Mario Stoppani, pilota acrobatico e collaudatore
Giacomo Agostini, campione del mondo di motociclismo
Giacomo Vender, presbitero
Giovanni Andrea Gregorini, industriale e politico
Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona
Enrico Ghezzi, critico cinematografico
Antonio Solera, patriota
Luca Belingheri, calciatore del Associazione Sportiva Livorno Calcio.
Giuliano Fiorani, scrittore e storico della Repubblica Sociale Italiana

Amministrazione

Sindaco: Giovanni Guizzetti (lista civica L'Ago di Lovere) dal 08/06/2009
Amministrazioni precedenti
Periodo Primo Cittadino Partito Carica Note
2004 2008 (deceduto) Vasco Vasconi Lista civica Viva Lovere Sindaco
8 giugno 2009 in carica Giovanni Guizzetti Lista civica "L'Ago di Lovere" Sindaco % [10]

 

Sport

Nel paese è attiva la Unione Sportiva Dilettantistica Sebinia Alto Sebino che partecipa al campionato di Promozione.

Negli anni 50 la squadra di Lovere riuscì tuttavia a partecipare a 2 campionati di Serie C.
Galleria fotografica

Panorama di Lovere dall'alto

Parrocchiale di San Giorgio

Casatorre dei Celeri; sulla parte sommitale vi è l'abside della parrocchiale di San Giorgio

Lovere da Pisogne

Palazzo degli Uffici di epoca veneziana

Note

^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
^ D.P.R. 26 agosto 1993 n. 412 in efficienzaenergetica.acs.enea.it. URL consultato il 27-09-2009.
^ a b Gregorio Brunelli, Oliviero Franzoni (a cura di), Curiosi trattenimenti contenenti ragguagli sacri e profani dei popoli camuni, Breno, Tipografia Camuna [1698], 1998, pp. 17.
^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001. ISBN 88-87353-12-3
^ Lino Ertani, Dizionario del dialetto camuno e di toponomastica, Artogne, Tipografia M. Quetti, 1980, pp. 156.
^ Dati ISTAT al 31.12.2010.
^ Marcello Ricardi; Giacomo Pedersoli, Grande guida storica di Valcamonica Sebino Val di Scalve, Cividate Camuno, Toroselle, 1992, pp. 653.
^ Bortolo Rizzi, Illustrazione della Valle Camonica, Bornato, Arti Grafiche Sardini [1870], 1974, pg. 90.
^ Comune di Lovere (1816-1859, scheda su LombardiaBeniCulturali.it. URL consultato il 1 maggio 2009.
^ BergamoNews - Speciale elezioni 2009. URL consultato il 15-06-2009.

Accademia Tadini
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gallerie dell'Accademia di belle arti Tadini
Tipo Museo

Gli orari d'apertura: nei mesi di aprile e ottobre: sabato ore 15,00–19,00
domenica ore 10,00-12,00; 15,00–19,00
da maggio a settembre: dal martedì a sabato ore 15,00–19,00
domenica ore 10,00-12,00; 15,00–19,00
Indirizzo via Tadini 40, 24065, Lovere, Bergamo, Italia

L'Accademia di belle arti Tadini si trova a Lovere (in provincia di Bergamo, Italia) è una preziosa testimonianza della cultura del neoclassicismo in Italia. La Galleria ospita una prestigiosa raccolta d'arte antica, che comprende tra l'altro un importante nucleo di opere di Antonio Canova: il bozzetto in terracotta della Religione per il Monumento a Clemente XIII, la Stele Tadini e una raccolta di oltre trenta incisioni. Il museo espone dipinti di Lorenzo Veneziano, Jacopo Bellini, Francesco Benaglio, Gerolamo da Treviso, Paris Bordon, Bernardino Campi, Jacopo Palma il Giovane, Carlo Francesco Nuvolone, Gian Giacomo Barbelli, Tommaso Pombioli, Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, Fra' Galgario, Francesco Hayez, oltre a importanti raccolte di bronzetti, disegni e porcellane. L'Accademia Tadini fa parte della Rete Museale dell'Ottocento Lombardo.
Accademia Tadini
Indice

1 La sede
2 La storia
3 Antonio Canova e i conti Tadini
4 La biblioteca
5 La collezione di porcellane
6 Bibliografia
7 Cataloghi delle collezioni
8 I Quaderni dell'Accademia Tadini
9 Collegamenti esterni

La sede

L’Accademia di belle arti Tadini ha sede a Lovere, nel palazzo neoclassico che si affaccia sulle sponde del Lago d'Iseo e che fu appositamente edificato su progetto di Sebastiano Salimbeni, architetto dilettante, dal conte Luigi Tadini (Verona, 1745 - Lovere 1829) per ospitare le collezioni d'arte e le scuole di musica e disegno. Il cantiere iniziò nel 1820 e fu concluso nel 1826. L’edificio conserva ampie parti dell'originaria decorazione neoclassica, come i fregi sulle pareti e i soffitti dipinti da Luigi Dell’Era nel 1826 a tempera su carta applicata su tela, una tecnica in uso per le scenografie teatrali. Particolarmente pregevole il gabinetto archeologico, con decorazioni in stile pompeiano.
La storia

Con il suo testamento (datato 4 marzo 1828) il conte Luigi Tadini istituì formalmente l'Istituto di belle arti Tadini, con una Galleria per ospitare le collezioni d’arte, la Scuola di musica “istrumentale e vocale” (tuttora attiva) e una Scuola di disegno.
Antonio Canova e i conti Tadini

Antonio Canova conobbe il conte Luigi Tadini, in viaggio d’affari con il figlio ventunenne Faustino, a Roma, nel proprio studio nel 1795. Da questo incontro nacque il fortunato volumetto di Faustino Tadini, Le sculture e pitture di Antonio Canova pubblicate fino a quest’anno 1795 (Venezia 1796), prima attestazione critica della fama dell’artista alla cui gestazione non fu estraneo l’entourage canoviano. Segno concreto della stima dell’artista nei confronti della famiglia Tadini fu il dono del bozzetto per La Religione, destinata al monumento a Clemente XIII. Come ebbe a far notare lo stesso D’Este, pochi in Italia potevano vantarsi di possedere una terracotta originale di Canova. Il conte Tadini, dal canto suo, incrementò la propria raccolta acquistando un certo numero di incisioni che riproducevano le opere canoviane. Il fondo loverese, recentemente riscoperto e restaurato, permette qualche significativa aggiunta al catalogo completo. Intorno al 1818 il conte Tadini, avendo ormai concluso l’allestimento del proprio Museo nel palazzo di Crema, maturò l’ambizioso progetto di arricchirlo con un’opera di Canova. L’interesse del conte Luigi Tadini era rivolto innanzitutto alle “teste ideali”, genere ben noto in Lombardia grazie all’interesse riservato da altri collezionisti. Particolare rilievo assume in questo senso la vicenda del bresciano Paolo Tosio, i cui rapporti con il conte Tadini sono facilmente intuibili a fronte della comune frequentazione dell’Ateneo di scienze, lettere ed arti bresciano. Fu Antonio Canova a suggerire al conte Tadini che desiderava una sua opera l’esecuzione di una stele in memoria di Faustino. Eseguita tra il 1819 ed il 1821, la Stele Tadini rappresenta forse l’ultimo capolavoro dell’artista, che rielabora il tema della dolente già impostato nella precedente Stele Volpato (Roma, Santi Apostoli), richiamato in mostra dall’importante gesso di proprietà dell’Accademia di Belle arti di Ravenna trasfigurando il ricordo del tragico episodio nel quale scomparve Faustino Tadini una commossa elegia. Il tema va senz’altro messo in rapporto con il dibattito sul significato della memoria e dei monumenti funerari che in quegli anni vedeva impegnati sul fronte letterario Ugo Foscolo, Ippolito Pindemonte e Pietro Giordani. L’ultima tappa riguarda il mito di Canova, scomparso a Venezia il 13 ottobre 1822, nella collezione Tadini. Ne è precoce attestazione il Ritratto di Antonio Canova, busto in caolino, ispirato ad una incisione di Antonio d’Este (pure conservata nella raccolta Tadini), ricavato dallo stesso modello già adottato per l’incisione riprodotta nel volumetto di Faustino Tadini. Il busto fu proposto a Lattanzio Querena come modello per la tela commissionata dal conte Tadini nel 1828, parte di un progettato ciclo di “Uomini illustri”.
La biblioteca

L'Accademia Tadini conserva ancora la biblioteca privata del conte Luigi Tadini e del figlio Faustino. Qui, nelle alte scaffalature in stile neoclassico, si conservano testi di letteratura, storia, arte, scienze. Si tratta di un patrimonio che va dalle cinquecentine alle raffinate edizioni illustrate di primo Ottocento ai repertori illustrati di arti decorative. A questo primo nucleo si aggiunse poi il lascito di don Paolo Macario, primo direttore dell'Accademia, e in seguito gli altri di Giovanni Francesco Gaia, degli eredi Banzolini, di Giulio Curioni, fino a formare un patrimonio stimato oggi di circa 8.000 volumi. La biblioteca è attualmente chiusa alla visita e alla consultazione, in attesa delle opere di restauro necessarie al locale, agli arredi e soprattutto in preparazione di una nuova catalogazione che renda nota e accessibile questa rara e importante raccolta.
La collezione di porcellane

Ordinati in vetrine ottocentesche, gli oggetti in porcellana erano stati acuistati dal conte Luigi Tadini nel corso dei suoi viaggi (a Napoli tra il 1793 ed il 1797, a Parigi nel 1802) o durante i ripetuti soggiorni a Milano e a Venezia, come testimonianza delle diverse manifatture italiane ed europee, e rappresenta uno snodo importante per lo studio del collezionismo di porcellane in Lombardia. La collezine comprende innanzitutto un grande servizio da tavola per dodici persone prodotto nella manifattura parigina di Locré nell'ultimo decennio del Settecento e rimasto in uso in palazzo almeno fino al secondo decennio dell'Ottocento. La manifattura parigina produceva porcellana "allemande", come raccontavano le pubblicità, e a Meissen si ispirano tanto il decoro dei piatti, con fiori "au naturel", quanto la marca, due fiaccole incrociate, facilmente confondibili con le celeberrime spade blu di Meissen. Continuamente incrementato per adeguarlo all'uso, il servizio rappresenta il nculeo principale, accanto al quale si contano numerosi esempi di porcellane provenienti da manifatture parigine, quali Rue Thiroux, Nast, Darte, e naturalmente Sèvres. Non poteva mancare uno scelto gruppo di porcellane di Meissen, Vienna e altre fabbriche dell'impero. Per qualità e coerenza, si impone il gruppo dedicato a Napoli, che comprende uno straordinario nucleo di sei tazze realizzate a (Capodimonte e attribuite al decoratore Giovanni Caselli, mentre la produzione della Reale Fabbrica Ferdinandea) documenta il gusto per l'antico e l'attenzione alle vedute del Regno. Tra i capolavori è il gruppo di Filippo Tagliolini con il Il giudizio di Paride, cui vanno aggiunti i due busti di Berenice e di Marco Emilio Lepido. Completano la raccolta i prodotti della manifattura Franchini di Este e i bisquits di Giovanni Volpato. Attraverso l'esame della collezione si segue il passaggio dallo stile rococò settecentesco al neoclassico. A questo si aggiungono pezzi che provengono dal corredo di casa del conte Tadini, compresi alcuni pezzi di uso frequente, come il gruppo di ceramiche bianche prodotte da Bottaini a Sovere.
Bibliografia

Testamento del nobile conte Luigi Tadini, Lovere, Stabilimento tipografico Filippi di E. Restelli, 1909.
[L. Tadini], Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Milano 1828.
[L. Tadini], Descrizione generale dello Stabilimento dedicato alle Belle Arti in Lovere dal Conte Luigi Tadini cremasco, Bergamo 1837.
[G. Frizzoni], Catalogo della Galleria Tadini in Lovere, a cura di G. Frizzoni, Lovere 1903.
E. Scalzi, Accademia di Belle Arti Tadini. Catalogo dei quadri esistenti nella Pinacoteca con note illustrative, Lovere 1929.
L. Gallina, L'Accademia Tadini in Lovere, Bergamo 1957.
La Galleria Tadini. Lovere, a cura di G. A. Scalzi, Lovere 1969.
E. De Pascale, La Scuola di disegno dell’Accademia Tadini di Lovere in I pittori bergamaschi. L’Ottocento, II, Bergamo 1992, pp. 9-14.
G. A. Scalzi, Guida alla Galleria Tadini, 2 volumi, Lovere 1992.
M. Marubbi, Lovere, Accademia Tadini in Il Disegno. Le collezioni pubbliche italiane, parte prima, a cura di A. Petrioli Tofani, S. Prosperi Valenti Rodinò, G. C. Sciolla, Milano 1993, pp. 97-98.
Galleria Tadini. Guida rapida del visitatore, a cura di G. A. Scalzi, Lovere 1995.
M. Albertario, Corrispondenti pavesi del conte Luigi Tadini, in "Bollettino della Società Pavese di Storia Patria", anno CVIII, 2008, pp. 185–206.
M. Belvedere, Crema 1774. Il libro delli Quadri di Giacomo Crespi, supplemento al numero XXXIX di "Insula Fulcheria", 2009.
A tavola con il conte. Porcellane europee della collezione Tadini, catalogo della mostra, a cura di M. Albertario, I. De Palma, Lovere 2011.

Cataloghi delle collezioni

Accademia Tadini di Lovere e Collezioni private, II, in Corpus Graphicum Bergomense. Disegni inediti di Collezioni bergamasche, Monumenta Bergomensia, XXVII, Bergamo 1970.
Gian Giacomo Barbelli di Crema (+1656), disegni inediti dell'Accademia Tadini di Lovere, con prefazione di U.Ruggeri, Monumenta Bergomensia,XXVIII, Bergamo 1970.
I restauri del Tadini, catalogo della mostra, Lovere 2000.

I Quaderni dell'Accademia Tadini

1. Materiali garibaldini nelle collezioni dell'Accademia Tadini. I, a cura di M. Albertario, Milano 2008.
2. Antonio Canova nelle collezioni dell'Accademia Tadini, a cura di M. Albertario, Milano 2010.

Val Cavallina
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Val Cavallina
ValCavallina01.jpg
La val Cavallina superiore
Paese/i bandiera Italia
Regione/i Stemma Lombardia
Provincia/e stemma Bergamo
Comuni principali Vedi apposita sezione
Comunità montana Comunità Montana della Val Cavallina
Sito internet

La Val Cavallina (Al Caàlina in dialetto bergamasco) è la valle del fiume Cherio, in provincia di Bergamo, nelle Alpi Orobie.

Si snoda lungo il percorso del fiume per circa 30 chilometri, da Trescore Balneario ad Endine Gaiano in direzione nord-est.
Indice
[nascondi]

1 Orografia
2 Storia
3 Economia
4 Viabilità
5 Itinerari artistici e turistici
6 Curiosità
7 Suddivisioni amministrative
8 Voci correlate
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni

Orografia

La Val Cavallina, in base all'orografia del territorio, può essere divisa in due zone. La prima, più a nord, è fortemente contraddistinta dalla presenza del Lago di Endine. La valle in questa zona si presenta abbastanza stretta con il lago incassato tra i monti circostanti (Torrezzo ed i Colli di San Fermo) con una natura pressoché intatta. Anche gli insediamenti umani sono circoscritti ai nuclei comunali di Endine Gaiano, Spinone al Lago, Ranzanico, Bianzano e Monasterolo del Castello. La seconda parte, più a sud, è caratterizzata dal corso del fiume Cherio, che, sebbene spesso presenti carattere torrentizio, contraddistingue questa valle. Questo fiume nasce direttamente dal Lago di Endine tra Monasterolo del Castello e Casazza e prosegue toccando tutti gli altri comuni della valle: nell’ordine Vigano San Martino, Borgo di Terzo, Luzzana, Entratico, Trescore Balneario, Cenate Sopra e Zandobbio. Dopodiché la valle si apre verso la pianura.
Storia
Il Castello Suardi di Bianzano

I primi insediamenti in Val Cavallina risalgono all’era paleolitica e neolitica, con ritrovamenti nei pressi di Trescore, Zandobbio, Luzzana e Vigano. Le età successive, contraddistinte dallo sviluppo dei metalli, hanno lasciato numerosi reperti, specialmente in località collinari: alla Buca del corno ad Entratico, sul monte Pranzà in territorio di Vigano San Martino, sul monte Bastia a Cenate Sopra e in località Canton a Trescore Balneario. Quest’ultima area è considerata luogo di notevole spessore archeologico, dato che sono stati portati alla luce insediamenti che vanno dal neolitico all’età del rame. Più tardi, circa nel I-II secolo a.C., la valle ha subìto la conquista romana, come testimoniano le numerose sepolture rinvenute (Grone e Zandobbio) e l’origine del nome di numerosi paesi: Blandianum diventato poi Bianzano, Gaiano e Luzzana.

A Casazza notevoli sono i resti di edifici risalenti al II-IV secolo d.C., da poco rinvenuti e quindi non completamente studiati.

Dopo i secoli del primo medioevo, la val Cavallina risentì di un nuovo sviluppo grazie alla famiglia Suardi: dotata di immense ricchezze costruì castelli (Bianzano e Monasterolo) e dimore fastose (Trescore), dando nuova linfa ai commerci ed all’economia della zona. Dopo la fine delle signorie, la valle cominciò ad avere periodi di relativa calma, seguendo le sorti del resto della provincia, passando dalla Repubblica di Venezia al regno d’Italia fino ai giorni nostri.
Economia

L’economia del Val Cavallina risulta essere molto diversificata: la parte nord, a contatto con il lago, beneficia degli effetti del turismo con hotel (non moltissimi per la verità), ristoranti ed attrazioni per il tempo libero. L’”industria dell’acqua” è altresì importante, grazie alle terme di Trescore e Gaverina, ed all’imbottigliamento dell’acqua, unita alla produzione anche di altre bevande, sia a Spinone al Lago che a Gaverina Terme. Ovunque sono comunque presenti insediamenti commerciali, specialmente nella zona più a valle: attività metalmetcaniche e della lavorazione del legno risultano essere predominanti.

Di notevole rilevanza è l’attività estrattiva del marmo, concentrata nella zona di Zandobbio, il cui prodotto lavorato è conosciuto ed apprezzato anche oltre i confini nazionali.
Viabilità

L'asse di comunicazione principale è la strada statale numero 42, conosciuta anche come statale del Tonale e della Mendola, che congiunge Treviglio a Bolzano attraversando totalmente la val Cavallina, costeggiando il fiume Cherio. Problematica è quindi la gestione del traffico, dato che la suddetta arteria risulta essere l’unica via di scorrimento, causando quotidiani intasamenti da traffico.

Negli ultimi anni è stata aperta una pista ciclabile che, costeggiando il corso del fiume, dà la possibilità agli abitanti (e non solo) di percorrere vie alternative libere da traffico, utilizzando mezzi alternativi non inquinanti.
Itinerari artistici e turistici
torre Suardi a Trescore Balneario

Numerosi sono gli itinerari offerti da questa valle: dal già citato Lago di Endine, sulle cui rive si possono svolgere attività sportive, si possono trovare castelli medievali che riportano la memoria all’epoca in cui la famiglia Suardi dominava l’intera vallata: esempi si trovano a Bianzano, dove il castello svetta sull’intera valle da una posizione predominante, ed a Monasterolo del Castello, dove, su una collinetta morenica, nel luogo dove il fiume Cherio nasce dal lago, si trova la costruzione edificata attorno all’anno Mille, abbattuta dal Barbarossa e riedificata appunto dai Suardi. Merita attenzione anche il castello di Mologno, frazione di Casazza, databile attorno al XIII secolo, con annessa torre.

In ambito naturalistico sono rinomati i Colli di San Fermo (1300 m s.l.m.), nel comune di Grone, dove si possono praticare escursioni per ogni esigenza, lanci con il parapendio, mountain bike, ma anche rifornirsi di prodotti alimentari locali direttamente dai produttori. La natura inoltre ha donato alla valle la Buca del corno, nel comune di Entratico, all’interno della quale si possono osservare i grandiosi effetti creati dall’acqua nella sua opera di erosione. Un itinerario volto alla ricerca del benessere non può non comprendere una visita alle terme: rinomate sono quelle di Gaverina Terme, dove viene imbottigliata l’acqua con l’omonimo marchio, e di Trescore Balneario, molto apprezzate per i salutari effetti nei confronti delle malattie respiratorie. Sempre a Trescore Balneario, centro principale della valle, si può ammirare villa Suardi, edificata nel XIII secolo dall’omonima famiglia all’interno di un parco, con numerosi affreschi di Lorenzo Lotto.
Curiosità

Da qualche anno, per una migliore valorizzazione del territorio, alcune società sportive, coadiuvate dagli enti locali, organizzano una gara di mountain bike, denominata Valcavallina superbike, che attraversa l’intera valle toccando quasi tutti i paesi della comunità montana, permettendo di godere dei panorami della zona. Il logo della manifestazione è il rospo Bufo bufo, diffusissimo nella zona, specialmente sulle rive del Lago di Endine, ma a rischio di estinzione a causa dell’uomo.

 

Storia della Val Camonica
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Incisione rupestre a Foppe di Nadro

La storia della Val Camonica inizia dalla fine dell'ultima glaciazione, con le più antiche testimonianze della presenza umana nella valle. Impossibile stabilire se l'area fosse abitata anche in epoca anteriore, dato che il ghiacciaio, che si protraeva fino in Franciacorta per oltre cento chilometri, avrebbe comunque cancellato ogni segno umano antecedente la sua espansione. La preistoria in Val Camonica si conclude con la conquista romana della regione, nel 16 a.C. L'età preistorica della Val Camonica, o "civiltà camuna", è caratterizzata dalla realizzazione della gran parte delle Incisioni rupestri della Val Camonica, straordinario corpus di oltre trecentomila petroglifi, dal 1979 patrimonio dell'umanità Unesco.

In epoca augustea la valle era inserita nella Regio X Venetia et Histria. Assoggettata a Roma nel contesto della conquista di Rezia ed arco alpino sotto Augusto, la Val Camonica subì una rapida romanizzazione a partire dall'insediamento romano di Cividate Camuno; l'area mantenne margini di autogoverno interno (la Res Publica Camunnorum), ma già prima della fine del I secolo a tutti i suoi abitanti fu estesa la cittadinanza romana. I Camuni subirono poi - come tutti i popoli dell'Italia settentrionale - una rapido processo di latinizzazione sia linguistica, sia culturale, sia religiosa.

Cristianizzata tra IV e V secolo, durante il Medioevo la valle passò sotto controllo longobardo prima (VI-VIII secolo) e carolingio poi (VIII-IX secolo), per entrare quindi a far parte del Sacro Romano Impero (X-XIV secolo). Ai Visconti dal 1337, nel 1428 la valle entrò nei Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia. Tra il 1797 e il 1814 la valle fu soggetta al dominio napoleonico, per entrare quindi a far parte nel Regno Lombardo-Veneto asburgico. Dopo la seconda guerra di indipendenza la valle entrò nel Regno d'Italia (1861-1946), del quale seguì le sorti; fu in particolare teatro, nel corso della Prima guerra mondiale, della Guerra bianca in Adamello.
Indice
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1 Preistoria e protostoria
1.1 Paleolitico
1.2 Neolitico
1.3 Età del rame
1.4 Età del bronzo
1.5 Età del ferro
2 Età antica
2.1 La dominazione romana (I secolo a.C.-V secolo d.C.)
2.1.1 Da Civitas Camunnorum a Res Publica Camunnorum
2.1.2 Testimonianze epigrafiche
3 Età medievale
3.1 La dominazione longobarda (VI-VIII secolo)
3.2 La dominazione carolingia (VIII-IX secolo)
3.3 La Val Camonica entro il Sacro Romano Impero (X-XIV secolo)
3.4 La dominazione viscontea (1337-1428)
4 Età moderna
4.1 La dominazione veneziana (1428-1797)
4.1.1 Amministrazione
5 Età contemporanea
5.1 La dominazione francese (1797-1814)
5.2 La dominazione austriaca (1814-1859)
5.3 Il Regno d'Italia (1861-1946)
5.4 La Repubblica Italiana (dal 1946)
6 Note
7 Bibliografia
7.1 Fonti primarie
7.2 Letteratura storiografica
7.3 Atti, miscellanee, riviste
8 Voci correlate
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni

Preistoria e protostoria
Paleolitico

Le prime testimonianze umane in Val Camonica risalgono al periodo successivo al termine dell'ultima glaciazione: recenti scavi presso la rupe di Santo Stefano a Cividate Camuno hanno evidenziato un fondo di capanna attribuibile al Paleolitico superiore. Si tratta della più antica presenza dell'uomo ritrovata in questa zona e risale al XII millennio a.C.[1].

Tra IX e VIII millennio a.C. penetrarono in valle gruppi semi-nomadi di cacciatori e raccoglitori, che si spostavano di luogo in luogo solitamente seguendo gli spostamenti degli animali selvatici e abitavano in capanne o bivacchi stagionali. A questo periodo risalgono alcune incisioni rupestri di grandi figure animali, oggi conservate presso il Parco archeologico comunale di Luine a Darfo Boario Terme[2][3].
Neolitico
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Europa Antica.

A partire dal VII millennio a.C. iniziò a diffondersi in tutta Europa la civiltà agricola e stanziale nota, secondo l'espressione coniata da Marija Gimbutas, come "Europa Antica". Le valli alpine furono toccate dal processo nel VI millennio a.C., anche grazie a un miglioramento complessivo delle condizioni climatiche; i gruppi di cacciatori-raccoglitori paleolitici furono assorbiti dai più numerosi agricoltori neolitici, che si insediarono stanzialmente nell'area. Queste comunità sedentarie furono in grado di praticare le prime forme di allevamento e di agricoltura; conoscevano l'utilizzo della ceramica e della tessitura del lino e una migliore tecnica nella costruzione e nella lavorazione della pietra.

In questo periodo l'arte rupestre in Val Camonica adottò come soggetti figure umane e tratti simbolici geometrici: rettangoli, cerchi, punti[4].
Età del rame
Incisioni rupestri della Valcamonica, scena di caccia al cervo

Dall'inizio del III millennio a.C., con l'Età del rame, in Val Camonica si affermò una prima metallurgia e ci furono dei miglioramenti nell'agricoltura, con l'introduzione dell'aratro, nell'allevamento, con l'avvio di una produzione casearia, nella tessitura, con l'impiego della lana, e nei trasporti, con l'introduzione della ruota e del carro. Le accresciute disponibilità alimentari consentirono un aumento della popolazione e una differenziazione sociale. Di questo periodo sono le prime statue stele, blocchi monolitici istoriati con simboli celesti, animali, armi, figure umane e altri segni[5].
Età del bronzo

Durante l'Età del bronzo si affinamento le tecniche artigianali, soprattutto metallurgiche, e il territorio fu ripartito tra gruppi in lotta tra loro. Le incisioni rupestri risalenti a questo periodo rappresentano soprattutto armi[6].

In località Dos dell'Arca (Capo di Ponte) si trova, presso la chiesa delle sante Faustina e Liberata, un sito risalente all'Età del bronzo e frequentato fino alla tarda Età del ferro; gli scavi sono stati condotti da Emmanuel Anati nel 1962 e hanno rinvenuto i resti di alcune capanne e ceramiche, probabilmente resti di attività religiose. Il sito è noto soprattutto per il ritrovamento di molti frammenti di boccale, alcuni inscritti con lettere in alfabeto camuno, definiti appunto "tipo Dos dell'Arca"[7].
Età del ferro
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Camuni.

La scoperta della lavorazione del ferro fu notevolissima per quel popolo che nelle fonti romane è ricordato come Camunni (nome attestato per la prima volta alla fine del I secolo a.C.): la valle possedeva numerose miniere di questo minerale, tanto che molte rimasero attive fino a metà del XIX secolo. Fu questo il periodo di massima attività nella creazione di incisioni rupestri: è databile all'Età del ferro quasi l'80% dell'intero patrimonio finora scoperto[8]. A Temù è stata ritrovata un'abitazione risalente all'Età del ferro, con un piano interrato rivestito in pietra sul quale sorgeva una struttura in legno: simili quindi ad altre costruzioni alpine del periodo[9].

Attorno al V secolo a.C. gli Etruschi, già diffusi nella Pianura Padana, ebbero contatti con le popolazioni alpine che lasciarono tracce nell'alfabeto camuno e nell'arte rupestre. Verso il III secolo a.C. giunsero in Italia i Galli celtici che, provenendo dalla Gallia transalpina, si stabilirono nella Pianura padana ed entrarono in contatto con la popolazione camuna: lo testimonia la presenza, tra le incisioni rupestri della Val Camonica, di figure di divinità celtiche quali Cernunnos.
Età antica
La dominazione romana (I secolo a.C.-V secolo d.C.)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Conquista di Rezia ed arco alpino sotto Augusto.
L'Italia centro-settentrionale secondo l'Historical Atlas con i Camunni all'estremità nord-occidentale della Regio X Venetia et Histria

La Val Camonica venne assoggettata a Roma nel contesto delle campagne di conquista di Augusto di Rezia e arco alpino, condotte dai suoi generali Druso maggiore e Tiberio (il futuro imperatore) contro i popoli alpini tra il 16 e il 15 a.C. A completare la conquista del fronte alpino orientale fu Publio Silio Nerva, governatore dell'Illirico, che procedette all'assoggettamento delle valli da Como al Lago di Garda (compresa quindi la Val Camonica), oltre ai Venosti della Val Venosta[10].

L'azione romana di conquista è celebrata nel Trofeo delle Alpi ("Tropaeum Alpium"), monumento romano eretto nel 7-6 a.C. e situato presso la città francese di La Turbie, che riportava nell'iscrizione frontale il nome dei Camuni tra i popoli alpini sottomessi:
(LA)
« GENTES ALPINAE DEVICTAE TRVMPILINI · CAMVNNI · VENOSTES [...]. »
(IT)
« Popoli alpini sottomessi: Triumpilini, Camuni, Venosti [...]. »
(Trofeo delle Alpi, Iscrizione frontale)
L'anfiteatro di Cividate Camuno

Ai Camuni, in quanto popolazione conquistata risiedente nell'arco alpino, venne inizialmente assegnato lo status di peregrini[11], che indicava la condizione giuridica degli abitanti delle province che non godevano dei diritti dei cittadini romani[12].

Dopo la conquista romana i popoli alpini furono annessi alle città più vicine in condizione di semi-sudditanza, tramite la pratica dell'adtributio. Questo permetteva di mantenere una propria costituzione tribale, ma la città dominante diveniva centro amministrativo, giurisdizionale e fiscale. La città a cui vennero assegnati i Camuni fu probabilmente la Colonia Civica Augusta Brixia[13]; il loro territorio si posizionava quindi ai confini occidentali della Regio X Venetia et Histria[11]. Le popolazioni soggette all'adtributio passavano dalla condizione di peregrini al beneficio dapprima del diritto inferiore (ius Latii), e in seguito della piena cittadinanza (plenum ius), con un processo che poteva essere anche molto lungo e che costituiva una sorta di apprendistato all'acquisizione di tutti i diritti dei cittadini romani[12]. Epigrafi sembrano dimostrare che i Camuni ottennero questi diritti precocemente, in quanto vi è una iscrizione che ricorda la Civitas Camunnorum probabilmente attorno al 23 d.C. con Druso minore, durante il principato di Tiberio[14]. Con il termine Civitas Roma indicava una entità politica autonoma, o un complesso dei cittadini, con i quali aveva a che fare (ad esempio Civitas Helvetia, la nazione Elvetica); pertanto il nome Civitas Camunnorum non va inteso come il nome latino dell'abitato di Cividate Camuno (che assunse questo nome solo nel XX secolo)[15].
CIL V, 4957 Regio X Venetia et Histria Località: Cividate Camuno / C(aius) Pladicius C(ai) f(ilius) / Quir(ina) Casdianus / IIvir i(ure) d(icundo) / Camuni / aed(ilis) quaest(or) / praef(ectus) i(ure) d(icundo) Brix(iae) / iudex ex V dec(uriis) equo p(ublico) / praef(ectus) coh(ortis) I / Thrac(um) equit(atae) / trib(unus) mil(itum) leg(ionis) X / G(eminae) P(iae) F(idelis) / a re p(ublica) Camunnor(um) / cui in hoc / pecuniam legavit / t(estamento) p(oni) i(ussit)

In Età flavia i Camuni vennero iscritti alla tribù Quirina, diversa da quelle cui erano state assegnate le vicine Brixia (Fabia) e Bergomum (Voturia), e sono ricordati come Res Publica Camunnorum, ovvero un centro dotato di autonomia amministrativa[11]. Molte iscrizioni risalenti a questo periodo riportano nomi composti, ad uso romano, con tria nomina[16].

Non solo i Romani ebbero una forte influenza in Val Camonica, ma risultano anche epigrafi che citano il nome Camunni in altre zone dell'Impero romano. Molte tra queste riguardano legionari, come ad esempio tale "Cerialis Pladae f." centurione della cohors Alpina,[17] oppure di "L. Statius Secundus", soldato della Legio VI[18] Altri camuni che servirono Roma furono "C. Valerius Quir.", della Legio VIII Augusta, morto a Corinto,[19] e "Sex Apronius Quir.", della Legio XIIII Gemina, seppellito a Carnuntum.[20]. Un anonimo "Camunnus" si arruolò nella Classis Ravennatis e morì dopo 24 anni di servizio navale, all'età di 49 anni. La presenza di un montanaro nella flotta si spiega probabilmente con la necessità di carpentieri ("fabri navales") esperti nel taglio del legno[21].
AE 1991, 00847; Regio X Venetia et Histria Località: Breno / Camunni; Soli divino / L(ucius) Apisocius / Succ[e]ssus pro / se et pro patro/nis / M(arco) C(aio) L(ucio) Q(uinto) [3]IO / [6] / [3]ENIIS.
Dal 1968 murata sulla parete nord della parrocchiale di Breno[22].

Durante il periodo romano, a Breno fu costruito il santuario di Minerva. Le divinità romane non vennero imposte ai Camuni, ma tramite il meccanismo dell'interpretatio si tentava di assimilare il culto preesistente con la divinità romana che più gli assomigliava[23]. L'iscrizione al Sole Divino, attualmente collocata all'esterno della chiesa parrocchiale di Breno ma di ubicazione originaria ignota, attesta in Val Camonica la presenza di un culto tipicamente orientale, diffusosi in tutto l'Impero romano a partire dal II secolo. Non è certo se l'epigrafe stessa risalga al II secolo o se sia invece successiva[22].
Da Civitas Camunnorum a Res Publica Camunnorum

Il potere massimo della Res Publica Camunnorum era affidato a due duoviri e al consiglio dei decurioni. I primi avevano in compito di mantenere l'ordine e la giustizia e rimanevano in carica cinque anni; i secondi amministravano le finanze, nominavano i magistrati minori e dirigevano la vita religiosa della comunità. Il consiglio dei decurioni era formato dai cittadini più in vista della valle, che erano soliti firmare i loro decreti con "D.D." ("decretum decurionum")[11].

I Romani insediarono il centro amministrativo della valle nell'odierna Cividate Camuno, una vera e propria città romana, costruita su cardo e decumano, con terme, teatro, anfiteatro e un foro lungo il fiume Oglio[24].

Altri insediamenti di epoca romana sono stati indagati a Pescarzo[25] e a Berzo[26]. Necropoli e lapidi tombali sono state rinvenute a Borno[27] e Rogno[28].
Testimonianze epigrafiche

CIL V, 4960 Regio X Venetia et Histria Località: Cividate Camuno / Camunni; C(aius) Claudius / Sassi f(ilius) Quir(ina) / sacerd(os) Aug(usti) / d(e) p(ecunia) s(ua) / res p(ublica) tribunal / fecit et columnam / muta

CIL V, 4954; Regio X Venetia et Histria Località: Rogno / Camunni; Druso [Caesari] / Ti(beri) Aug(usti) f(ilio) d[ivi Aug(usti) n(epoti)] / divi Iuli pr[on(epoti) pontif(ici)] / sodal(i) Augu[st(ali) co(n)s(uli) II tr(ibunicia)] / pot(estate) II XVvir(o) [sacr(is) fac(iundis)] / civit(as) C[amunn(orum)]

CIL V, 4945; Regio X Venetia et Histria Località: Lovere / Camunni: Minervae / Sex(tus) Secci f(ilius) / Evar(istus?) pro se et / sus / v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito)

CIL V, 4936; Regio X Venetia et Histria Località: Cividate Camuno / Camunni: L(ibens) diis(!) et deabus m(erito) // C(aius) Pladicius // Celsi f(ilius) Rebu[rrus]

Età medievale

L'inizio del Medioevo in Val Camonica coincise con l'introduzione del Cristianesimo. A partire dal IV-V secolo si assistette alla distruzione degli antichi luoghi di culto, con l'abbattimento delle statue stele di Ossimo e Cemmo[29] e l'incendio del santuario di Minerva di Breno[23]. Non sono comunque registrati casi di violenza contro i predicatori cristiani come invece avvenne nella vicina Val di Non, a Sanzeno, con il martirio di Sisinnio, Martirio ed Alessandro nel 397.
La dominazione longobarda (VI-VIII secolo) [modifica]
Chiesa di Santo Stefano Protomartire (Rogno): la facciata longobarda (VII secolo) incorporata nei rifacimenti successivi

Nel 568-596 i Longobardi entrarono in Italia e sottomisero rapidamente gran parte delle regioni settentrionali (Langobardia Maior); il ducato di Brescia fu tra i primi ducati longobardi a essere costituito, all'indomani della conquista.

La Val Camonica è citata per la prima volta in un documento datato 774: il testamento di un gasindio longobardo che rivendicava il possesso di alcune terre nella zona, tra cui l'attuale Berzo Inferiore[30].
La dominazione carolingia (VIII-IX secolo) [modifica]

Come tutta la Langobardia Maior, la Val Camonica entrò a far parte dell'Impero carolingio nel 774; immediatamente venne ceduta, il 16 luglio 774, dallo stesso Carlo Magno all'abbazia di Marmoutier, presso Tours:
(LA)
« Donamus etiam ad prefatum sanctum locum valle illam que vocatur Camonia cum salto Candino vel usque in Dalanias cum montibus at alpibus a fine Treentina qui vocatur Thonale usque in finem Brixamcinse seu giro Bergamasci, quicquid infra ipsos fines vel ab ipsa valle a longo tempore et modo aspicere vel pertinere videtur, sicut in publico et ad palatium visa est reddidisse aut inantea infra fisco nostro ceciderit [...]. »
(IT)
« Facciamo dono anche al ricordato luogo [il monastero di S. Martino di Tours] della valle che è chiamata Camonica con montagne e passi, fino alla Dalaunia assieme ai monti e le alpi del confine trentino, chiamato Tonale, fino ai territori di Brescia e a quelli del circondario di Bergamo, e qualunque cosa compresa fra gli stessi confini, o dalla stessa valle da lungo tempo sembra appartenere, in pubblico e che cadde prima e poi sotto il nostro fisco [...]. »
(Carlo Magno, Diplomata - Papia, XVI Iulius 774[31])

Il 16 giugno 887 un diploma di Carlo il Grosso confermò a Otto, abate di Tours, i beni già concessi da Carlo Magno, tra i quali la Val Camonica:
(LA)
« [...] atque vallem Caumoniam cum omnibus rebus ad easdem pertinentibus [...]. »
(IT)
« [...] e la Val Camonica con tutti i suoi possedimenti e le sue pertinenze [...]. »
(Carlo il Grosso, Diplomata - Kirichen, XVI Iunius 887[32])
La Val Camonica entro il Sacro Romano Impero (X-XIV secolo) [modifica]

Nel 1164 l'imperatore Federico Barbarossa concesse con un diploma ampi privilegi alla Val Camonica, considerandola come un'entità unitaria e omogenea, distinta dal Bresciano[33].

A seguito dei gravi scontri del 1288 tra la città di Brescia ed alcuni comuni e famiglie ghibelline camune, nel 1291 si stipulò un accordo secondo il quale la Valle Camonica accettò di sottoporsi a un podestà nominato dalla città, al quale furono affidati compiti civili (“fare ufficiali e consigli”) e giudiziari (amministrazione della giustizia civile, istruzione dei processi criminali).[33] In cambio di ciò i camuni ottennerp l'esenzione da gabelle (eccetto quelle sul sale e sul ferro) ed il reintegro nei diritti civili e politici e nelle immunità e privilegi per le famiglie locali dei Federici, dei Celeri e i loro amici.[34]

Citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia (Inferno, XX, 65), la Val Camonica nel 1311 ottenne dall'imperatore Arrigo VII la conferma dei privilegi concessi dal Barbarossa nel 1164. Nel 1330 Giovanni I di Boemia dichiarò l'indipendenza della valle, già dotata di propri Statuti (citati in atti privati fin dal 1324-1325). L'organizzazione del governo locale iniziò a prendere forma, con la presenza, accertata dal 1350, di notai del podestà e del vicario[33].
La dominazione viscontea (1337-1428) [modifica]
Massima espansione della signoria viscontea

A partire dal 1337 l'intero territorio bresciano, inclusa la Val Camonica, entrò definitivamente a far parte dei domini dei Visconti. Alla morte di Giovanni, nel 1354, i fratelli Matteo II, Galeazzo II e Bernabò si spartirono i domini del casato; la valle, come tutti i territori orientali soggetti a Milano, toccò a Bernabò, che li tenne fino a quando, nel 1385, non fu imprigionato dal nipote Gian Galeazzo.

Durante la signoria di Gian Galeazzo (1378-1402) venne insediato un podestà a Lovere, a guardia dello sbocco meridionale della valle[35].

Nel 1402 la signoria passò al tredicenne Giovanni Maria Visconti, con reggente la madre Caterina Visconti. I domini viscontei furono presto dilaniati da lotte intestine, con il tentativo di impossessarsene condotto da Pandolfo III Malatesta. La Val Camonica fu terreno di scontro, contesa tra le armate ghibelline dei Visconti e quelle guelfe del Malatesta; tra il 1413 e il 1416 è attestata una forte instabilità nella valle, con varie concessioni volte a ottenerne la fedeltà[35].

A partire dal 1419 tutti i territori della Lombardia orientale tornarono gradatamente sotto il controllo di Filippo Maria Visconti, anche se la Repubblica di Venezia continuò a fomentare dissidi e disordini[35], che sarebbero sfociati, dal 1425, nella guerra che avrebbe condotto il Carmagnola a conquistare alla Serenissima Brescia, Bergamo e le relative vallate. Anche dopo la caduta del Malatesta i commerci con la valle furono ancora controllati dalla famiglia degli Oldofredi, strettamente legati ai Federici, casato ghibellino della Val Camonica[36].
Età moderna [modifica]
La dominazione veneziana (1428-1797) [modifica]

Dopo aver cacciato i Visconti (marzo 1426), Brescia fece atto di dedizione alla Repubblica di Venezia (6 ottobre, secondo la tradizione)[37] e poco dopo (23 novembre) rivendica a sé anche la Val Camonica, quale territorio bresciano[35], ma questa non passò immediatamente tra i Domini di Terraferma della Serenissima: il Senato veneziano si mostrò inizialmente irresoloto nell'ordinare la difficile occupazione della valle, tanto da dichiarare di rinunciarvi già il 26 novembre[35], per poi protrarre le operazioni di conquista della valle per tutto il 1427[33]. L'annessione della Val Camonica alla Serenissima si completò soltanto il 10 gennaio 1428[33].
I ruderi del castello di Breno

L'area rimase ancora per anni oggetto di contesa tra la Serenissima e il Ducato di Milano. Il castello di Breno fu attaccato dai Visconti nel 1438, che avevano cinto d'assedio la stessa Brescia; una volta ricacciati i milanesi, Venezia riassegnò a Brescia tutto il suo territorio, inclusa la Val Camonica. In valle si stabilirono così un podestà e ufficiali bresciani. Un nuovo attacco milanese fu condotto da Francesco Sforza nel 1454: grazie alle armi da fuoco, il capitano di ventura Bartolomeo Colleoni riuscì ad assoggettare la bassa valle e ad attaccare nuovamente il castello di Breno, che capitolò tra il 24 e il 28 febbraio. Il 9 aprile la Pace di Lodi pose fine alle contese e assegnò definitivamente la Val Camonica alla Serenissima, che distrusse quasi tutte le roccaforti della valle, eccezion fatta per quella di Breno, destinata alla guarnigione locale, e quelle di Cimbergo e Lozio, tenute da famiglie fedeli a Venezia[38]. Nelle guerre contro i milanesi si era distinto il casato trentino dei Lodron; come ricomprensa per i servigi di Paride il Grande, condottiero della Serenissima, i suoi figli Giorgio e Pietro ricevettero intorno alla metà del XV secolo il castello di Cimbergo con la relativa contea[38]. Nel 1493 la valle contava 24.760 abitanti[33]; come in tutti i Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia, anche in Val Camonica venivano arruolate cernide, milizie territoriali costituite da contadini che annualmente svolgevano degli addestramenti militari.

Alla fine del XV secolo operò il pittore Giovanni Pietro da Cemmo (attivo tra il 1474 e il 1504); tra i suoi affreschi in Val Camonica, spiccano quelli del convento dell'Annunciata di Borno (oggi nel comune di Piancogno) e della Chiesa di Santa Maria Assunta a Esine[39].
La Val Camonica vista da est in una stampa antica[senza fonte], con il castello di Breno al centro

Agli inizi del XVI secolo la valle passò per un breve periodo sotto controllo francese. Nel 1509 il re di Francia Luigi XII, nel quadro della guerra tra le forze della Lega di Cambrai e quelle della Serenissima, sconfisse i veneziani nella battaglia di Agnadello (14 maggio), combattuta presso l'Adda; Bergamo, Brescia, e la Val Camonica passarono così sotto controllo francese. Il castello di Breno passò sotto il controllo delle forze anti-veneziane il 23 maggio, ma i valligiani diedero vita a una dura resistenza contro i nuovi occupanti[38]. Al termine della Guerra della Lega di Cambrai, il trattato di Noyon (1516) ripristinò lo status quo in Italia, e quindi l'appartenenza della Val Camonica alla Serenissima. Il ripristino del dominio veneziano e la comprovata fedeltà dei valligiani resero meno necessario uno stretto controllo militare sulla valle e il presidio di stanza al castello di Breno venne ritirato; il castello venne poi ceduto al comune di Breno nel 1583 e definitivamente abbandonato nel 1598[38].
Il Romanino, Crocefissione (particolare). Pisogne, chiesa di Santa Maria della Neve

Negli anni trenta del XVI secolo[40] Il Romanino iniziò a lavorare in alcune chiese della Val Camonica: Santa Maria della Neve a Pisogne (Storie di Cristo), Sant'Antonio a Breno, Santa Maria Annunciata a Bienno. Nello stesso periodo operò in valle anche Callisto Piazza[41]. Nel 1558 un singolare atto della vicinia di Edolo attesta la diffusione di superstizioni animiste; si tratta di un'ordinanza che impone ai vermi ("rughe") che infestano i campi di sgomberarli, assegnando loro uno specifico territorio e perfino un avvocato difensore[42]:
« Convocata la Vicinia del comune di Edolo [...] per comando di Consoli per scomitar le rughe, sive vermi quali vastano li orti e li campi [...] per la qualcosa saria di bandirle e sgomitarle fuora dal comune [...] fu stabilito e ordinato che ditte verme seu rughe in termine di giorni tre consecutivi prossimi venturi, di poi li comando fatto, habbino e debbano levarsi zoso de tutto il territorio lavorativo così domestico come selvatico e lì signano et costituiscono il suo loco et pascolo in ditto comune in contrada di Mezzulli nel Fajetto cominciando alla valle di Feles fin al confine di Santicolo »

(Vicinia di Edolo, Atti, 1558)

All'inzio del XVII secolo la valle contava circa 45.000 abitanti, così descritti nel 1610 da Giovanni Da Lezze[43]: «ve ne (erano) un'infinità di matti stupidi e insensati; i boschi (erano) quasi tutti proprii di communi parte antichissimi che non vi è memoria a che modo siano stati acquistati». Nello stesso periodo era attivo un ospedale, retto da un deputato nominato dal consiglio generale della valle[33].

Nei primi decenni del XVIII secolo la bassa valle fu duramente vessata dal bandito Giorgio Vicario, di Pisogne, e dai suoi bravacci. Secondo la tradizione popolare il bandito, macellaio, fu ucciso da un suo stesso compagno con un'archibugiata sulla soglia della sua bottega di Pisogne, ora inglobata nell'edificio detto "Torrazzo". La testa - mozzata, salata e avvolta in foglie d'alloro - fu portata fino a Venezia per riscuotere la taglia offerta dal Consiglio dei Dieci[44].
Amministrazione
Il frontespizio degli Statuta Vallis Camonicæ del 1624, editi dalla stamperia Britannica (Brescia)[45]

L'amministrazione della valle fu svincolata da quella di Brescia e di Bergamo dal doge Francesco Foscari, che con un decreto del 1º luglio 1428 consentì ai valligiani di seguire i propri Statuti. Nel 1440 tale indipendenza fu tuttavia revocata e la Val Camonica fu ricondotta sotto il controllo di Brescia, che doveva esprimere il capitano di valle[33].

Suddivisioni

Amministrativamente e religiosamente, la valle era ripartita in pievi: inizialmente quattro (Rogno, Cividate, Cemmo ed Edolo), nel 1765 risultano essere cinque, con l'aggiunta di quello di Dalegno e Borno[33].

Magistrature

Parte delle magistrature andava di diritto alla famiglia Federici, antichi feudatari del luogo[33]. Risulta la presenza di un "capitano di valle", insediato presso il castello di Breno fino alla metà del XVI secolo, altrove nel villaggio di Breno in seguito[38]. A partire dal 1440 la Serenissima stabilì che il capitano doveva essere un nobile bresciano, la cui nomina doveva essere approvata dal consiglio della città[33]. A un capitano di valle si attribuisce la proprietà di un letto intarsiato del XVII secolo, conservato presso il Museo Camuno di Breno[46][47]. Esisteva poi un "sindaco di valle"; si ricordano i nomi di Giovanni Francesco Moscardi, sindaco nel 1615, 1622 e 1630, e di Gian Antonio Guarneri, sindaco nel 1661, 1667, 1673, 1680 e 1687[48]. Accanto al capitano e al sindaco, erano presenti un avvocato di valle, un cancelliere, un vicecancelliere, un giusdicente, un presidente dell'ospedale e un tesoriere[33]. Dell'ufficio della cancelleria civile si sono conservati relitti dell'antico archivio[46], mentre gli Statuti del 1750 attestano la presenza di tutta una serie di magistrature locali minori: «due deputati alla sanità, un deputato al mercato di Pisogne, due calmedrari, gli stimatori al dazio, i bollatori, gli esattori della tassa ducale e quattro deputati sopra la strada reale»[33].

Organi elettivi

Sono ricordati diversi organi elettivi attivi in valle nel periodo della dominazione veneziana: il consiglio generale, il consiglio segreto o senato, il consiglio dei ragionati, il consiglio dei deputati e i ragionati aggiunti[33].

Gli Statuti della Val Camonica

A partire dal 1324-1325 atti privati iniziarono a citare gli "Statuti della Val Camonica" (Statuta Vallis Camonicæ), anche se il privilegio di poter utilizzare i propri Statuti fu affermato soltanto nel 1428 dal doge Francesco Foscari, nel quadro della concessione di un'ampia autonomia in segutio (1440) parzialmente revocata[33]. La Biblioteca del Senato custodisce un manoscritto settecentesco che traduce in italiano Statuti del 1624-1687[45].
Età contemporanea
La dominazione francese (1797-1814)

In seguito all'occupazione napoleonica di Brescia e Bergamo, nel 1796, i territori più occidentali della Repubblica di Venezia passarono sotto controllo francese. Tra questi la Val Camonica che, dopo aver fatto parte dell'effimera Repubblica Bergamasca[senza fonte] (12 marzo-17 ottobre 1797), confluì poi nella Repubblica Cisalpina (1797), secondo quanto sancito dall'articolo 8 del Trattato di Campoformio, in seguito trasformata prima in Repubblica Italiana (1802-1805) e infine in Regno d'Italia (1805-1814). Le valli lombarde opposero inizialmente una certa resistenza al giacobinismo napoleonico, ma le velleità di rivolta furono rapidamente stroncate[senza fonte].

Nel corso della dominazione francese, l'assetto amministrativo della Val Camonica mutò più volte. Inizialmente (1797-1798) fu importato il modello del cantone, adottato in Francia dal 1790; la valle fu inserita, dal 1º maggio 1797, nel "Cantone della Montagna"[49], con Breno capoluogo[50]. Nel febbraio 1798 fu istituito il "Distretto di Cividate", con Cividate Camuno nuovo capoluogo[51], fino al definitivo assetto in dipartimenti. I comuni della valle furono assegnati al Dipartimento del Mella, con Brescia capoluogo, e del Serio, con capoluogo Bergamo.
La dominazione austriaca (1814-1859)
Suddivisione provinciale del Regno Lombardo-Veneto, con la Val Camonica inclusa nell'estremità nordorientale della Provincia di Bergamo

Con la caduta del Regno Italico (1814), la Val Camonica, come l'intero lombardo-veneto, entrarono nell'orbita dei domini austriaci, che organizzarono i propri possedimenti diretti in Italia nel Regno Lombardo-Veneto. La Val Camonica fu assegnata alla provincia di Bergamo, nei distretti XVI di Lovere[52] e XVII di Breno, istituiti il 12 febbraio 1816 e in seguito (1853) ridisegnati[53].

Nel 1859, durante la seconda guerra di indipendenza, Brescia e Bergamo furono occupate dai Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi, che tuttavia non sarebbero stati in grado di opporsi a un'eventuale controffensiva austriaca attraverso le Valli Giudicarie o la Val Camonica; per questo, a difesa del fronte alpino fu inviata una divisione regolare dell'esercito sabaudo, comandata da Enrico Cialdini[senza fonte].

Con la pace di Zurigo siglata fra il 10 e l'11 novembre 1859, la Lombardia, già di fatto annessa al Regno di Sardegna, passò formalmente a quest'ultimo, che nel 1861 sarebbe diventato Regno d'Italia.
Il Regno d'Italia (1861-1946)

La nuova organizzazione territoriale disegnata dal Decreto Rattazzi (regio decreto 3702 del 23 ottobre 1859) assegnò la Val Camonica alla Provincia di Brescia, all'interno della quale andò a costituire il circondario di Breno, suddiviso nei due mandamenti di Breno e di Edolo[54]. Alla Provincia di Bergamo rimasero i comuni della bassa valle di Lovere[55], Costa Volpino[56] e Rogno[57], inscritti nel circondario di Clusone.
Combattimento di Vezza d'Oglio. Brescia, Musei del Castello

La vicinanza della frontiera austriaca, che correva lungo tutto il massiccio dell'Adamello fino al Lago di Garda, faceva di questa zona una delle più soggette a rischio di invasione. Allo scoppio della terza guerra di indipendenza (1866), in effetti, le truppe austriache guidate dal maggiore Ulysses von Albertini forzarono il Passo del Tonale e discesero la valle fino a Ponte di Legno (26 giugno), per poi ripiegare indisturbate. Un'azione di maggiori proporzioni fu condotta il 2 luglio successivo: Von Albertini si spinse fino a Vezza d'Oglio, dove i bersaglieri al comando del maggiore Nicostrato Castellini tentarono invano, il 4 luglio, di sbarragli il passo. In seguito allo scontro, noto come battaglia di Vezza d'Oglio e comunque di modeste dimensioni, gli austriaci ripiegarono comunque sul Tonale il 7 luglio.

Nel 1872 settantadue comuni della Val Camonica, del Lago d'Iseo e della Bassa bresciana inviarono una petizione ai ministeri dei Lavori pubblici e delle Finanze per sollecitare la costruzione di una linea ferroviaria che favorisse il collegamento tra Val Camonica e Cremonese[58]. La Ferrovia Brescia-Iseo-Edolo, appaltata alla Società Nazionale Ferrovie e Tramvie[59], fu però completata solo il 4 luglio 1909[60]. Nello stesso anno, con una segnalazione di Gualtiero Laeng al Comitato Nazionale per la Protezione dei Monumenti, vennero riscoperte le Incisioni rupestri della Val Camonica[61].
Mitragliere degli alpini in osservazione sul monte Adamello

Durante la Prima guerra mondiale, l'alta valle fu teatro della Guerra bianca in Adamello, che vide contrapposti gli alpini italiani a quelli austro-ungarici. Le condizioni di combattimento furono estreme - oltre tremila metri di quota, temperature rigidissime, costante pericolo di slavine -, e la guerra anche su questo fronte fu principalmente guerra di trincea. L'estate del 1915 registrò numerosi scontri, con provvisorie e limitate avanzate di uno o dell'altro contendente, senza tuttavia che avvenissero mutamenti decisivi nella linea del fronte. Nel 1916 alcuni successi parziali degli alpini (aprile-maggio) non ebbero seguito a causa della forte pressione esercitata dagli austro-ungarici sul fronte trentino con la Strafexpedition, che costrinse i vertici militari italiani a sguarnire l'Adamello. Il fronte entrò così in stallo e rimase inerte anche per tutto il 1917. Il 27 settembre di quell'anno un bombardamento austro-ungarico distrusse l'abitato di Ponte di Legno[senza fonte]. Il 25 maggio-28 maggio 1918 il fronte iniziò a muoversi in modo significativo con la conquista italiana del ghiacciaio Presena; altri piccoli avanzamenti culminarono, il 1º novembre nel quadro della generale rotta dell'esercito austro-ungarico, nello sfondamento del fronte al passo del Tonale, dal quale il Regio Esercito poté dilagare verso la Val di Sole.

Il 1º dicembre 1923, alle 7.15, la diga posta sul torrente Gleno, in Valle di Scalve, cedette a causa di errori di progettazione e di cattiva esecuzione dei lavori. L'onda di piena, dopo aver devastato la Valle di Scalve, sboccò in Val Camonica. Le vittime complessive del disastro del Gleno furono oltre 350; commosso per la tragedia, anche re Vittorio Emanuele III si recò in visita nella valle.

Durante la Seconda guerra mondiale, tra l'armistizio dell'8 settembre 1943 e il 1945 in Val Camonica agirono diversi gruppi partigiani. Presso Lozio (Laveno) operava un battaglione della brigata "Ferruccio Lorenzini" della divisione Fiamme Verdi, guidato dalla medaglia d'oro al valor militare Giacomo Cappellini, fucilato dalla Repubblica Sociale Italiana il 21 gennaio 1945[62]. Poco più tardi Monno, nell'alta valle, fu teatro delle due battaglie del Mortirolo, che opposero i partigiani delle Fiamme Verdi al militi della Repubblica Sociale. Entrambi gli scontri videro prevalere i partigiani: il primo, di proporzioni modeste, fu combattuto sul Passo del Mortirolo tra il 22 e il 27 febbraio; il secondo, ben più rilevante - tanto che è ritenuto da alcuni[senza fonte] la più importante battaglia campale della Resistenza italiana[63] - vide invece gli schieramenti fronteggiarsi per quasi un mese, dal 9 aprile al 2 maggio.
La Repubblica Italiana (dal 1946)
Le province della Lombardia: Milano, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Monza e della Brianza, Pavia, Sondrio, Varese

Nell'ordinamento della Repubblica Italiana la Val Camonica rimase amministrativamente soggetta alla Provincia di Brescia e, in piccola parte, a quella di Bergamo.

Nel secondo dopoguerra ebbe inizio la valorizzazione delle Incisioni rupestri della Val Camonica: nel 1955 a Capo di Ponte venne creato dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia il Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane[64], la prima e tuttora la più importante[65] delle aree che custodiscono i petroglifi; nel 1964 venne fondato il Centro Camuno di Studi Preistorici; nel 1979 l'intero patrimonio delle incisioni è stato proclamato Patrimonio dell'umanità dall'Unesco, primo sito in Italia a ricevere il riconoscimento[66].

Nel 1974 venne approvato dalla regione Lombardia lo statuto della Comunità Montana di Valle Camonica[67] e nel 1983 fu istituito il Parco regionale dell'Adamello[68].
Note

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^ L'Epipaleolitico camuno su Archeocamuni.it. URL consultato il 22 settembre 2009.
^ Tiziana Cittadini, Il parco comunale di Luine su "Itinera". URL consultato il 22 settembre 2009.
^ Il Neolitico camuno su Archeocamuni.it. URL consultato il 22 settembre 2009.
^ L'età del Rame camuna su Archeocamuni.it. URL consultato il 22 settembre 2009.
^ L'età del Bronzo camuna su Archeocamuni.it. URL consultato il 22 settembre 2009.
^ Alberto Marretta, I siti di Dos dell'Arca e di Piè su "Itinera". URL consultato il 22 settembre 2009.
^ L'età del Ferro camuna su Archeocamuni.it. URL consultato il 22 settembre 2009.
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^ CIL V, 4951.
^ CIL V, 4952.
^ AE 1978, 777.
^ AE 1978, 631.
^ CIL XI, 42.
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^ CIL V, 4951.
^ CIL V, 4938.
^ CIL V, 4941; CIL V, 4943; CIL V, 4958; AE 1957, 129; AE 1957, 129b; InscrIt-10-5, 1180; InscrIt-10-5, 1197; InscrIt-10-5, 1214; InscrIt-10-5, 1223; InscrIt-10-5, 1280.
^ CIL V, 4954; CIL V, 4966.
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Bibliografia
Fonti primarie

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Carlo il Grosso, Diplomata - Kirichen, XVI Iunius 887, in Monumenta Germaniae Historica, Karoli III. Diplomata, §60, p. 260. [1]
Carlo Magno, Diplomata - Papia, XVI Iulius 774, in Monumenta Germaniae Historica, Diplomatum Carolinorum. [2]
Federico Barbarossa, Privilegium Frederici pro Vallis Camunnorum - 1164, [senza fonte]
Taidone, Charta ordinationis et dispositionis, in Codex Diplomaticus Longobardiae, 293.
Giovanni da Lezze, Catastico Bresciano, 1610.
Gregorio Brunelli, Curiosi trattenimenti contenenti ragguagli sacri e profani dei popoli camuni, Venezia, 1698.

Letteratura storiografica

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Gabriele Archetti, Berardo Maggi. Vescovo e signore di Brescia, Brescia, 1994.
Giacomo Bianchi, La magnifica comunità di Corteno Golgi, Brescia, Massetti Rodella Editore [1979], 2005.
Gian Maria Bonomellii, Storia di Gorzone e del suo castello, Darfo Boario Terme, Armando Armanini, 1972.
Franco Bontempi, Cimbergo. Storia, economia, società, Darfo Boario Terme, Tipografia Lineagrafica, 2004.
Gregorio Brunelli, Curiosi trattenimenti continenti raguagli sacri e profani dé popoli Camuni, Venezia, 1698.
Roberto Celli, Repertorio di fonti medievali per la storia della Val Camonica, Brescia, Queriniana, 1984. ISBN 88-343-0333-4
Lino Ertani, La Valle Camonica attraverso la storia, Esine, Tipolitografia Valgrigna, 1996.
Francesco Fedele, L'uomo, le Alpi, la Valcamonica - 20.000 anni di storia al Castello di Breno, Boario Terme, La Cittadina, 1988.
Giacomo Goldaniga, Storia del castello di villa e l'eccidio dei Nobili di Lozio, Darfo Boario Terme, Tipografia Lineagrafica, 1992.
Giambattista Guadagnini; Federico Odorici, Memorie storiche della Valcamonica, Brescia, Tipolitografia Venturini, 1857.
Roberto Andrea Lorenzi, Medioevo camuno. Proprietà, classi, società, Brescia, Grafo, 1979.
Valeria Mariotti, Il teatro e l'anfiteatro di Cividate Camuno, Arti grafiche BMB, 2004. ISBN 88-7814-254-9
Giancarlo Merlotti, Rogno e le sue terre, Darfo Boario Terme, La Cittadina, 1990, Vol. I..
Pietro Paolo Ormanico, Considerationi sopra alcvne memorie della Religione Antica dei Camvli, ò Camvni, Bornato, Sardini [1639], 1983.
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Enrico Tarsia, Storia della Valle Camonica, Breno, 1958.
Irma Valetti Bonini, Le Comunità di valle in epoca signorile. L'evoluzione delle Comunità di Valcamonica durante la dominazione viscontea (sec. XIV-XV), Milano, Vita e Pensiero, 1976.

 

Unione Sportiva Dilettantistica Sebinia Alto Sebino
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U.S.D. Sebinia Alto Sebino
Calcio Football pictogram.svg
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
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Maglietta
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Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Casa

Manica sinistra
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Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali
600px Granata.png
Granata
Dati societari
Città Lovere
Paese bandiera Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Promozione
Fondazione anni 1940
Presidente Sergio Taccolini
Allenatore Luciano Sanga
Stadio "Porto turistico" di Lovere
(circa 200 posti)
Sito web www.ussebinia.it
Palmarès
Si invita a seguire lo schema del Progetto Calcio
« Promozioni (sette), retrocessioni (otto), ripescaggi (tre), finanche illeciti sportivi (roba da ladri di galline).
Il romanticismo del balù, insomma.
Erano i primi tempi della Serie C e il little Sebinia faceva la sua parte
(...) Cambiare si (6 presidenti e 21 allenatori), mollare neanche per sogno.
Bella storia. »

(Vittorio Feltri, Presentazione della squadra)

[1]

L'Unione Sportiva Dilettantistica Sebinia Alto Sebino (fondata negli anni '40 e conosciuta semplicemente come Sebinia) è una società calcistica di Lovere, tra la Val Camonica e il Sebino, nella provincia di Bergamo.

Attualmente milita nel girone C bergamasco di Promozione, anche se in passato, col nome di Sebinia Lovere, partecipò a due campionati di Serie C e a tre campionati di Promozione (attualmente Serie D) a cavallo tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni cinquanta.
Indice

1 Storia
2 Giocatori famosi
3 Voci correlate
4 Note
5 Collegamenti esterni

Storia
La formazione della Sebinia che ha militato in Serie C

Il club venne fondato negli anni '40 col nome di Sebinia Lovere. Nata per essere il punto di riferimento delle squadre del Sebino, non tardò a diventarlo.

Dopo la Seconda guerra mondiale infatti la squadra ottenne la possibilità di giocare in Serie C la stagione del 1947-1948, che iniziò con uno 0-0 contro il Monza. L'annata si concluse con un ottavo posto che, stante la programmata rigenerazione della categoria, fu largamente insufficiente per evitare la retrocessione nella Promozione, l'antesignana della Serie D.
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La maglia usata dalla Sebinia in C

Il 1948-1949 fu invece un campionato più felice: la squadra loverese, dopo una lotta durata tutto l'anno con Abbiategrasso, Chiari e Fidenza riuscì a vincere il suo girone conquistando così un'altra promozione in Serie C.

Nonostante tutto anche la seconda salita in Serie C durò solamente un anno e, con un terzultimo posto nel girone B, a nove punti dalla Pro Gorizia salva, vi fu un'altra retrocessione.

Giunta quinta nella Promozione del 1950-1951 la società retrocedette ancora nel 1951-1952: con la riforma dei campionati e la divisione della Promozione in IV Serie (campionato interregionale) e in Promozione (campionato regionale) il diciassettesimo posto ottenuto sancì l'iscrizione per l'anno successivo in Promozione regionale.

Nel 1952-1953 la squadra giunse ultima nel Girone B lombardo di Promozione e venne quindi retrocessa. Rifondata negli anni cinquanta come ILVA Lovere (poi C.A. Italsider Lovere) tornò ad imporsi a livello regionale nel 1960-1961, quando arrivò seconda nel Girone A lombardo di Prima Categoria (equivalente all'attuale Eccellenza) a soli due punti dalla capolista, l'Aurora Travagliato. Anche nel 1961-1962 la squadra disputò un buon campionato giungendo terza a quattro punti dal duo di testa, formato dall'Aurora Travagliato e dall'Associazione Calcio Beretta di Gardone Val Trompia.

Giunta nel 1965-1966 dodicesima a venticinque punti non riuscì, nel 1966-1967, a raggiungere il settimo posto valido per l'ammissione nella nuova categoria della Promozione Regionale e retrocedette così in Prima Categoria.

Rifondata negli anni novanta col nome di A.C. Sebinia Alto Sebino la squadra riuscì a tornare a livelli regionali nel 1992, grazie alla vittoria ottenuta nel campionato di Promozione.

Le stagioni di Eccellenza del 1993 e del 1994 furono travagliate: nella prima si salvò all'ultima giornata ottenendo un brutto tredicesimo posto e, nella seconda, retrocesse nuovamente in Promozione a causa del quattordicesimo posto finale.

Passati difficili momenti in società (fu rifondata prima col nome di Sebinia Pianico e poi coll'odierno U.S.D. Sebinia Alto Sebino) stette per tre stagioni (1995, 1996 e 1997) in Promozione prima di retrocedere in Prima Categoria.

È riuscita a risalire in Promozione (categoria in cui milita adesso) solamente nel 2007, vincendo i play off di Prima Categoria. Al termine della stagione 2007-2008 ha conquistato la salvezza con una giornata d'anticipo.

 

 

 

 

 

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Luzzana
comune
Luzzana – Stemma

Luzzana – Panorama
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Lombardia – stemma Lombardia
Provincia Bergamo – stemma Bergamo
Sindaco Ivan Beluzzi (lista civica Diamo vita a un sogno) dal 08/06/2009
Territorio
Coordinate 45°43′00″N 9°52′00″E
Altitudine 310 m s.l.m.
Superficie 3 km²
Abitanti 868[1] (31-12-2010)
Densità 289,33 ab./km²
Comuni confinanti Albino, Borgo di Terzo, Entratico, Trescore Balneario
Altre informazioni
Cod. postale 24069
Prefisso 035
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016130
Cod. catastale E770
Targa BG
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti luzzanesi
Patrono San Bernardino da Siena
Giorno festivo 20 maggio
Localizzazione
Luzzana è posizionata in Italia
Luzzana
Sito istituzionale

Luzzana (Lössana in dialetto bergamasco[2]) è un comune di 716 abitanti della provincia di Bergamo. Situato alla destra orografica del fiume Cherio, in val Cavallina, dista circa 20 km dal capoluogo orobico.
Indice

1 Geografia fisica
1.1 Territorio
2 Storia
3 Società
3.1 Evoluzione demografica
4 Amministrazione
5 Note
6 Cultura
7 Voci correlate

Geografia fisica
Territorio
Sezione vuota

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Storia
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A Luzzana è stato rinvenuta un'iscrizione su un masso ovoidale risalente al neolitico, databile attorno al 2000 a.C., su cui probabilmente è riportato un primordiale calendario.[senza fonte]

I primi documenti in cui appare il nome di Luzzana risalgono all'anno 886 quando, in alcuni atti di vendita di terreni, viene fatta menzione del nome del paese.

Ma i resti principali risalgono all'epoca medievale, in cui vi furono cruente lotte tra le fazioni guelfe e ghibelline.

La principale opera di quel periodo risulta essere il castello Giovannelli, risalente al XIII secolo, ed attuale sede dell'Unione dei comuni della media Val Cavallina e della biblioteca, che svetta sul paese con la sua torre mozza e le murature con feritoie. Altri monumenti risalenti a quel periodo sono casa Mazzi e casa Gobetti, sul confine con Trescore Balneario.

Nel XIX secolo venne edificata la chiesa parrocchiale, intitolata a San Bernardino da Siena, contenente numerosi dipinti di notevole pregio, tra cui la Madonna in trono e la Crocifissione di Francesco Zucco.

Il paese venne unificato con il confinante comune di Entratico dal 1927 fino al 1948, quando riacquistò la sua autonomia.

Oggi il paese è famoso per la produzione ed il commercio delle castagne, raccolte sulle pendici del monte Misma.

Abbozzo Lombardia
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Cherio
Gorlago fiume Cherio.jpg
Stato bandiera Italia
Regioni Stemma Lombardia
Lunghezza 32 km
Portata media 1,5 m³/s
Bacino idrografico 161 km²
Altitudine sorgente 1.276 m s.l.m.
Nasce Monte Torrezzo
Sfocia Oglio a Palosco

Il Cherio (Chere in dialetto bergamasco[1]) è un fiume della Provincia di Bergamo. Nasce dal monte Torrezzo, forma il lago di Endine e la Val Cavallina e confluisce da destra nell'Oglio a valle di Palosco. Il principale affluente è il Tadone, da destra. Attraversa i comuni di Endine Gaiano, Spinone al lago, Monasterolo del Castello, Casazza, Vigano San Martino, Grone, Borgo di Terzo, Berzo San Fermo, Luzzana, Entratico, Trescore Balneario, Zandobbio, Gorlago, Carobbio degli Angeli, Bolgare, Calcinate, Mornico al Serio e Palosco.

 

 

Trescore Balneario
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Trescore Balneario
comune
Trescore Balneario – Stemma Trescore Balneario – Bandiera

Villa Terzi in località Canton
Villa Terzi in località Canton
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Lombardia – stemma Lombardia
Provincia Bergamo – stemma Bergamo
Sindaco Alberto Finazzi (Lega Nord) dal 14/06/2004 (rieletto nel 2009)
Territorio
Coordinate 45°42′N 9°51′E
Altitudine 271 m s.l.m.
Superficie 13,31 km²
Abitanti 9.685[1] (31-12-2010)
Densità 727,65 ab./km²
Frazioni Redona
Comuni confinanti Albino, Carobbio degli Angeli, Cenate Sopra, Cenate Sotto, Credaro, Entratico, Gandosso, Gorlago, Luzzana, San Paolo d'Argon, Zandobbio
Altre informazioni
Cod. postale 24069
Prefisso 035
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016218
Cod. catastale L388
Targa BG
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti trescorensi
Patrono San Pietro e san Paolo
Giorno festivo 29 giugno
Localizzazione
Trescore Balneario è posizionata in Italia
Trescore Balneario
Sito istituzionale

Trescore Balneario (Trescùr Balneàre in dialetto bergamasco[2]) è un comune con 9.641 abitanti della provincia di Bergamo.
Indice

1 Geografia fisica
1.1 Territorio
2 Storia
3 Monumenti e luoghi d'interesse
4 Società
4.1 Evoluzione demografica
5 Cultura
5.1 Eventi
5.2 Personalità legate a Trescore Balneario
6 Amministrazione
6.1 Gemellaggi
7 Note
8 Bibliografia
9 Altri progetti
10 Collegamenti esterni

Geografia fisica
Territorio

Situato a soli 15 chilometri da Bergamo, è sempre stato il centro principale della bassa Val Cavallina e, lungo i secoli, capoluogo amministrativo. Nominato già in un documento del 996 con la forma Trescurium. In altri documenti e mappe, in prossimità al luogo dove sorge l'attuale paese esisteva un luogo di nome "Leuceris". Per questo motivo non si sa con esattezza la provenienza del nome e l'esatto nome dell'antico borgo che sorgeva negli stessi luoghi nell'antichità.

Tradizionalmente si suddivide nelle contrade Piazza, Torre, Strada, Riva, Macina, Fornaci, Canton-Vallesse e Muratello.
Storia

È attualmente un grosso centro commerciale, artistico e termale. In effetti la sua fama la deve proprio agli stabilimenti termali che, conosciuti già dai Romani per la loro efficace terapia, vennero valorizzati da Bartolomeo Colleoni e sono stati oggetto di numerose ristrutturazioni.
Monumenti e luoghi d'interesse

Notevoli le tracce architettoniche e i monumenti appartenenti un po' a tutte le epoche. Nella spaziosa piazza di Trescore, dallo schema regolare, troneggia la possente Torre Suardi del XIII secolo ripristinata nel Settecento nell'originale altezza.

Proseguendo nella via principale, si incontra subito la Chiesa parrocchiale neoclassica di San Pietro dalla bella cupola, dove si conservano interessanti dipinti dei veneti Antonio Balestra e Sebastiano Ricci. L'altare maggiore in marmo è attribuito allo scultore Bartolomeo Manni di Rovio[3].

Trescore è inoltre conosciuto per un gioiello: gli affreschi di Lorenzo Lotto nella cappella Suardi situata all'interno della villa privata dei discendenti Suardi, lungo la statale del Tonale. Il ciclo di affreschi è dedicato alle storie di santa Barbara e santa Brigida ed eseguito su commissione della famiglia Suardi nel 1524.

Lungo la strada che porta a Cenate Sopra, in località Canton, non è difficile individuare l'imponente struttura di Villa Terzi, una delle espressioni più complete e significative di architettura settecentesca dell'intera provincia. Trescore offre anche un ospedale, fondato da don Isidoro Bortolotti che aveva acquistato a sue spese (siamo all'inizio dell'Ottocento) parte dall'ex convento dei cappuccini. Numerose le chiese sussidiarie, alcune di epoca romanica, altre del periodo barocco, che consevano pregevoli opere d'arte.

Salendo al colle Niardo si può ammirare il castello omonimo.
Società
Evoluzione demografica

Abitanti censiti
Cultura
Affreschi di Lorenzo Lotto nella Cappella Suardi
Eventi

Festa dell'uva e dell'agricoltura bergamasca.
Festa Birra e Musica di Trescore Balneario: si svolge tradizionalmente nella seconda metà di agosto ed è uno dei maggiori festival musicali ad ingresso gratuito del nord Italia.
Infestado: festival di promozione della creatività che dà spazio a giovani musicisti, pittori, scultori, fotografi, scrittori, writers,... Si svolge nella seconda metà della stagione primaverile.

Personalità legate a Trescore Balneario

Vincenzo Comi, patriota e politico
Giuseppe Garibaldi, patriota
conte Gianforte Suardi,
Bartolomeo Colleoni
Lorenzo Lotto
Bartolomeo Manni
Bortolo Mutti, allenatore di calcio
i gemelli Christian Zenoni e Damiano Zenoni, calciatori
Sandro Salvioni, allenatore di calcio
marchese Gerolamo Terzi

Entratico
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Entratico
comune
Entratico – Stemma

Entratico – Panorama
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Lombardia – stemma Lombardia
Provincia Bergamo – stemma Bergamo
Sindaco Fabio Brignoli (lista civica Insieme per Entratico) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 45°43′00″N 9°52′00″E
Altitudine 299 m s.l.m.
Superficie 4,12 km²
Abitanti 1.887[1] (31-12-2010)
Densità 458,01 ab./km²
Comuni confinanti Berzo San Fermo, Borgo di Terzo, Foresto Sparso, Luzzana, Trescore Balneario, Zandobbio
Altre informazioni
Cod. postale 24060
Prefisso 035
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 016094
Cod. catastale D411
Targa BG
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti entratichesi
Patrono san Martino di Tours
Giorno festivo 11 novembre
Localizzazione
Entratico è posizionata in Italia
Entratico
Sito istituzionale

Entratico (Entràdech in dialetto bergamasco[2]) è un comune di 1.880 abitanti della provincia di Bergamo.

Il paese si trova alla sinistra orografica del fiume Cherio, in val Cavallina, a circa 20 km dal capoluogo orobico.

Il paese ha un’identità rimasta inalterata con il tempo: ai margini del centro abitato, sviluppatosi notevolmente negli ultimi anni, sono tutt’ora presenti dei cascinali, a ricordo dell’anima rurale che il paese ha sempre avuto.
Indice

1 Geografia fisica
1.1 Territorio
2 Storia
3 Monumenti e luoghi d'interesse
4 Società
4.1 Evoluzione demografica
5 Amministrazione
6 Altri progetti
7 Note

Geografia fisica
Territorio
Sezione vuota

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Storia
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Le origini del nome

Secondo recenti studi, sembra che il paese abbia un’ origine celtica, come testimonia il nome originale che, in tale lingua significava “villaggio dell’antro”.

Numerosi sono stati i cambiamenti del nome: da Lantradico (X secolo) a Lintratico (XIII secolo), passando ad Intratico nel XVI secolo, per diventare definitivamente Entratico nel XVIII secolo.

Il primo documento in cui viene menzionato il nome del paese risale all'anno 830, quando un atto conferma la vendita di una casa a San Carpoforo di Trescore in quel di Lintradico.

Nel medioevo il paese, come gran parte dei paesi della val Cavallina, risentì degli scontri fratricidi tra guelfi e ghibellini. In particolare nel 1393 gli scontri raggiunsero livelli tanto cruenti che vi furono numerose uccisioni e ferimenti.

Soltanto con l'arrivo della Repubblica di Venezia la situazione si normalizzò, tanto che non si verificarono più episodi di rilievo nel borgo, che seguì le sorti politiche del resto della provincia di Bergamo.

In tempi più recenti il paese fu unificato con il vicino comune di Luzzana dal 1927 al 1948, quando riacquistò definitivamente la sua autonomia.

Il 3 luglio 2011 fu sede del primo campionato provinciale bergamasco di Bike Polo organizzato da Pedalopolis Bergamo.
Monumenti e luoghi d'interesse

La principale attrazione del paese è rappresentata dalla Buca del corno. Si tratta di una grotta, lunga circa 400 metri, in cui si possono ammirare gli effetti che l’erosione dell’acqua ha creato sulle rocce circostanti, creando particolarissimi effetti molto suggestivi. All'interno della grotta sono stati compiuti scavi che hanno permesso il ritrovamento di resti di presenza umana risalenti all'età della pietra. Attorno ad essa si sono create numerose storie e leggende popolari che vedevano protagonisti fantasmi e folletti. La grotta, illuminata ed accuratamente segnalata, è visitabile nei giorni festivi.

Nel paese inoltre sono degni di nota sia il Bus del castel, borgo medievale con i resti di un piccolo castello, e la chiesa parrocchiale dedicata a San Martino, edificata su una piccola chiesa preesistente, nel XVI secolo. All'interno l'altare di sinistra è stato progettato dall'architetto Giovanni Francesco Lucchini.

Un'altra opera interessante è il santuario dell'Annunciata: edificato per nella seconda metà del XVI secolo e recentemente restaurato, presenta notevoli dipinti: una tela di San Carlo in meditazione eseguita da Francesco Zucco, un affresco con l’Annunciazione (autore ignoto), e numerose opere di Vittorio Manini tra cui la natività della Madonna, San Giovanni e le Marie, lo Sposalizio della Vergine e Pietà con la Maddalena.

 

 

Monte Misma
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Monte Misma
Misma01.JPG
Il Monte Misma visto dalla pianura bergamasca
Paese bandiera Italia
Regione Stemma Lombardia
Provincia stemma Bergamo
Altezza 1.160 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 45°44′06″N 9°49′09″E
Mappa di localizzazione
Monte Misma è posizionata in Italia
Monte Misma
Monte Misma è posizionata in Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Alpi e Prealpi Bergamasche
Sottosezione Prealpi Bergamasche
Supergruppo Prealpi Bergamasche Orientali
Gruppo Gruppo Formico-Misma
Sottogruppo Gruppo del Misma
Codice II/C-29.II-C.9.b

Il Monte Misma è una montagna delle Alpi alta 1.160 m. È situato in provincia di Bergamo, a cavallo tra la Valle Seriana e Val Cavallina. È una delle prime asperità delle Prealpi Bergamasche ed è visibile da gran parte della pianura centrale lombarda.
Indice

1 La storia
2 Presenza dell'uomo
3 Flora e fauna
4 Itinerari naturalistici
5 Altri progetti

La storia

La cima è punto di confine tra i comuni di Albino, Pradalunga e Cornale e Cenate Sopra, le pendici si estendono anche sui comuni di Scanzorosciate, Trescore e Luzzana. Specialmente nel XIX secolo è stato famoso, per le attività estrattive di pietre coti e cemento (principalmente nei comuni di Pradalunga ed Albino), attività che hanno contribuito allo sviluppo del territorio, ma anche al deturpamento della montagna stessa, perpetrando ferite tutt’ora ben visibili. Le pietre coti, utilizzate per affilare lame, armi ed arnesi, vennero impiegate fin dai tempi degli antichi Romani, tant’è che di esse si trovano citazioni nelle parole di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.).

Tutt’oggi è possibile ritrovare, nella località detta valle dei prigionieri a monte del santuario della Forcella, enormi ammassi di Roère, ovvero gli scarti delle lavorazioni di tali pietre, opera cominciata appunto dai prigionieri di 2000 anni fa, e terminata nel secolo scorso quando le pietre coti caddero in disuso, e con esse anche la loro lavorazione.
Presenza dell'uomo

Altri segni della presenza dell’uomo, molto meno invasivi dei sopraccitati, sono le cascine rurali (tra cui merita menzione la cascina Spersiglio situata a Cornale) ed i santuari, tra cui la chiesa di Santa Maria del Misma (alt. 830 s.l.m. in comune di Cenate Sopra) che, risalente ad un periodo compreso tra il XI ed il XII secolo, può essere considerata una delle chiese più antiche della diocesi. È doveroso citare anche il Santuario della Forcella (alt. 627 s.l.m. in comune di Pradalunga), costruito nel XVII secolo a seguito della peste di manzoniana memoria. Entrambi i santuari sono meta di pellegrinaggi delle popolazioni attorno
Flora e fauna

Il territorio comprende un ricco ecosistema in cui sono presenti castagni e funghi, ma anche di animali quali volpi rosse, faine, tassi, ghiri, ricci, moscardini e cinghiali, animali che sono stati protagonisti negli ultimi anni di un consistente aumento, anche grazie al fatto che dal 1983 è presente una riserva gestita dal WWF, denominata Riserva Regionale Valpredina, per il mantenimento ed il ripopolamento faunistico.
Itinerari naturalistici

Inoltre una maggiore sensibilità ambientale da parte di alcuni enti della zona ha portato ad un riqualificazione di numerosi sentieri, con itinerari didattici quali il sentiero del castagno (in località Casale di Albino) ed il sentiero delle pietre coti (in comune di Pradalunga), ed itinerari religiosi tra cui, oltre alle sopraccitate chiese, merita menzione il sentiero dei luoghi in cui visse la Beata Pierina Morosini (in località Fiobbio di Albino) che hanno permesso a questi luoghi di ritornare ad essere meta di escursioni sia piedi che in mountain bike.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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